Pavimentazione in legno da esterno: quali essenze scegliere

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Pavimentazione in legno da esterno: quali essenze scegliere

Tosti si nasce!”: potrebbe essere questo il motto di quei legni che, pur senza subire trattamenti particolari, risultano duraturi, si oppongono alla degradazione ambientale e biologica, e resistono all’acqua.

Per la maggior parte dei casi si tratta di specie tropicali, come Bamboo, Teak, e Iroko.

Il primo è una pianta sempreverde, molto vigorosa, che può arrivare anche a 40 m di altezza e 30 cm di diametro, il cui epiteto è, manco a dirlo, “acciaio vegetale”, per via della straordinaria resistenza meccanica sia alla compressione che alla trazione, che lo rende molto adatto per pavimenti in legno per collocazione outdoor, oltre alle altre centinaia di impieghi per i quali ormai da secoli è conosciuto: dalle corde per tirare in secca le navi ai ponti sospesi, dalle tubature di irrigazione per i campi di riso alle abitazioni “antisismiche”, dalle armi (come quelle utilizzate dai vietcong) alla produzione di carta, tessuti, telai, etc.

Il Teak è un legno robusto, che non si deforma col passare degli anni, che resiste ad ammaccature o graffi, non teme le infiltrazioni e non sviluppa muffe: anche in questo caso è un legno asiatico, noto agli Europei solo dal Novecento, ottimo non solo per le costruzioni navali ma anche per pavimenti da esterno in legno, perché gli oli e i siliconi in esso contenuti lo rendono utilizzabile anche senza l’impiego di trattamenti preservanti.

Ma non tutti i teak sono uguali: quello africano, ad esempio, a differenza di quello asiatico, si presenta più asciutto, privo di resina oleosa, per cui non possiede le caratteristiche di idrorepellenza tanto decantate. Ed esiste pure un Teak sintetico, realizzato in pvc, che si caratterizza per la semplicità di pulizia e manutenzione, la refrattarietà ai liquidi, la resistenza alla salsedine, e un prezzo sempre fisso (ma nient’affatto basso, e anzi talora persino più costoso dei legni “veri”), pure se presenta lo svantaggio di trattenere maggiormente il calore.

Dell’Africa equatoriale è originario l’Iroko, dal colore scuro che vira dal verde al giallo bruno, che raggiunge un’altezza di 45/50 metri per un diametro di 2.

Nonostante si caratterizzi per una resistenza e una durezza notevoli, risulta anche malleabile alla lavorazione, stabile rispetto alle escursioni termiche, con una percentuale di ritiro molto contenuta durante la stagionatura, resistente ad acqua e umidità, a bassa manutenzione: in buona sostanza pregi simili al teak (nonostante presenti una scarsa resistenza agli urti) ma un costo nettamente inferiore!

Per questo viene impiegato sia nell’industria nautica che per la realizzazione di arredo bagno e pavimentazioni per gli ambienti esterni (se sottoposto ad un adeguato trattamento impregnante e di finitura con prodotti ad acqua o a solvente, dati a pennello o ad immersione).

Si tratta, come detto in apertura, di legni esotici, costosi o di difficile reperibilità: per questo si è ovviato al problema producendo pavimenti trattati, cioè ricavati da legni meno performanti e resistenti, ma più largamente diffusi e dai prezzi più contenuti, sottoposti a trattamenti termici o impregnanti, senza che per questo divengano tossici.

Indipendentemente dal fatto che siano legni trattati o non trattati, è necessario che essi siano perfettamente essiccati e stagionati (sia che la stagionatura sia naturale, cioè avvenga all’aperto, o che sia artificiale, all’interno di appositi forni), di modo che l’acqua contenuta, che può addirittura arrivare a 3/4 del peso, possa evaporare, determinando in questo modo una riduzione del volume: solo dopo sarà possibile passare alla rifinitura: e quindi, che rifinitura sia!

Postato da: |2017-06-05T12:49:26+00:0012 giugno, 2017|Categorie: Pavimentazione|Tags: , |Nessun commento

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